Inps: “Tra baby sitter, rider e artigiani in Italia attivi 700mila gig-worker”

L’evoluzione delle forme di business ha comportato la creazione di nuove tipologie di lavoro caratterizzate da modalità lavorative non continuative e on-demand, generalmente individuate con il termine gig economy per le quali è necessario ricercare una soluzione di equilibrio che garantisca flessibilità, costi contenuti e garanzie sociali. Si stima che in Italia siano attivi circa 700 mila gig-worker tra baby sitter, rider, idraulici, artigiani, addetti alle pulizie, traduttori e che a tendere (2025) il volume stimato del settore possa oscillare tra lo 0,7 e l’1,3% del prodotto interno lordo. E’ quanto si legge nel rapporto annuale dell’Inps. 

Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse per queste nuove forme lavorative e per le sottostanti dinamiche contrattuali di regolazione del rapporto di lavoro. La pandemia da Covid-19 ha poi reso ancora più urgente l’individuazione di una protezione sociale maggiormente inclusiva per gli addetti al settore, definiti anche lavoratori delle piattaforme, specie per quelli che garantiscono servizi di food delivery, i rider, tipologia di lavoro più diffusa e maggiormente soggetta al fenomeno del lavoro sommerso. 

L’articolazione dei rapporti di lavoro dei rider (gig-worker) è complessa, sia per la molteplicità dei soggetti coinvolti, lavoratori, ristoranti, piattaforme, clienti, sia per la possibilità di sovrapposizioni e interrelazioni tra i lavori svolti, che potrebbero dare luogo a diverse forme assicurative e previdenziali.  

Diventa, quindi, fondamentale l’integrazione informativa ed il controllo della filiera anche ai fini della corretta applicazione di tutte le misure volte a garantire la sicurezza dei lavoratori, gestire eventuali sovrapposizioni e interrelazioni tra i diversi lavori, assicurare i livelli minimi di protezione di cui alla legge numero 128/2019.  

Per comprendere come superare gli attuali vincoli e garantire una copertura completa ed efficace a queste particolari categorie di lavoratori, l’Inps ha organizzato alcuni workshop di co-creazione con partner istituzionali e provenienti dal mondo privatistico, i cui lavori sono culminati nella progettazione di un Registro digitale per rider e piattaforme dove registrare tutti gli attori coinvolti e far confluire eventi e dati di processo relativi sia ai rapporti che alle modalità di svolgimento del lavoro.  

L’individuazione di un punto unico di convergenza per una gestione trasparente e compliant della flessibilità, dell’intermittenza e delle relative tutele previdenziali ed assicurative, consentirà di avere evidenza delle informazioni relative ai rider, raccogliere le informazioni che possono essere utilizzate da enti previdenziali (Inps, Inail) per il monitoraggio delle condizioni di lavoro; tracciare le attività di consegna, con trasmissione dei dati e informazioni in tempo reale sulle consegne (beni trasportati e rider).  

(Adnkronos)