Sanremo, dal broadcast engineer all’artist manager i lavori del retropalco più famoso

(Adnkronos) – Al via stasera la 73esima edizione del Festival di Sanremo, l’appuntamento musicale più atteso dagli italiani. Un evento che negli anni ha saputo mantenere il proprio fascino, unendo generazioni e stili musicali in una serie di serate dove protagonisti sono non solo gli artisti ma tutti coloro che, dietro le quinte, lavorano giorno e notte per rendere possibile lo spettacolo. 

Ma qual è il percorso formativo dei professionisti che gravitano intorno alla macchina Sanremo, tra direttori artistici, fonici e tecnici del suono, direttori della fotografia, registi, operatori di ripresa, manager e direttori di produzione? A rispondere è Sae institute, accademia per la formazione nelle arti creative, da oltre 25 anni a Milano e con altri 29 campus in Europa, con una panoramica sulle professioni e i corsi da tenere in considerazione. 

Di fatto durante Sanremo avvengono due spettacoli, uno dentro l’Ariston e uno in televisione. Ecco perché sono necessarie alcune figure che consentono di capire quali situazioni gestire, e come, durante il live, tra la trasmissione in diretta e lo spettacolo in teatro. Tra le principali che popolano il ‘retropalco’ troviamo il broadcast engineer (tv & radio), che si occupa del segnale audio e di ottimizzare il tutto per la diretta televisiva (o radiofonica), e il live sound engineer, il fonico live che cura l’audio per la diffusione in teatro.  

Ma ci sono diversi fonici live durante il festival: per esempio, troviamo il fonico di palco, che si occupa degli ascolti per i musicisti e chi parla dal palco. Oltre a questi, quasi tutti gli artisti hanno il proprio fonico, che li affianca per assicurarsi che l’output del brano in sala e in tv sia il più fedele possibile a quello della versione registrata. Entrambe queste professioni possono essere frutto del percorso accademico in produzione audio, che in Sae dura 3 anni e prevede al termine un diploma accademico di primo livello. 

Si passa ora all’ambito video, con due professioni che spaziano dalla realizzazione alla ripresa dello spettacolo. Il direttore di produzione si occupa di organizzare e seguire la produzione dell’opera audiovisiva, facendosi carico di vari aspetti, dalla logistica alla parte più tecnica, e si assicura del suo regolare svolgimento, dalla pre-produzione all’effettiva realizzazione. Invece, l’operatore video è colui o colei che fisicamente riprende lo spettacolo con diversi tipi di camere. In questo caso, la formazione passa da un corso di produzione cine-televisiva e nuovi media, sempre della durata di 3 anni e con diploma accademico di primo livello. 

Nel campo del music business, tra le diverse figure professionali che si possono incontrare ne troviamo due principali che gravitano intorno all’artista. L’artist manager, che come suggerisce il nome è la figura di riferimento in tutte le fasi dello sviluppo della carriera, e che tiene le redini di tutti gli aspetti, da quello prettamente artistico a quello, per esempio, strategico. E il brand content manager, che si occupa invece di tutta la strategia digitale dell’artista, dall’elaborazione di campagne digitali sui social alla realizzazione delle stesse. In un evento come Sanremo, quest’ultimo è un ruolo fondamentale nella strategia di comunicazione dell’artista, trattandosi di un periodo di intenso hype e attenzione internazionale. Il corso di music business, in collaborazione con Music innovation hub e University of Hertfordshire, dura invece 2 anni e prevede il rilascio di un Bachelor of Arts (Hons.) o Bachelor of Science (Hons). 

“La grande sfida del nostro tempo – commenta Francesco De Giorgio, campus manager di Sae institute – è far combaciare la domanda del mercato, della industry, con la risposta che le nuove leve dell’universo creativo possono dare e che, in Sae institute, cerchiamo di formare con l’attitudine a mettere fin da subito le mani in pasta, alternando equamente teoria e pratica”.  

“Chi si approccia al mondo del lavoro creativo – fa notare – deve essere consapevole del fatto che si tratta di un impiego a tutti gli effetti, mentre le imprese devono rendersi conto che oggi sono spesso i lavoratori a scegliere con chi lavorare e la retention è minore, ecco perché bisogna trovare il modo di trattenere i talenti Infatti, ai nostri nuovi studenti auguro sempre che il loro primo giorno di corso possa ritenersi anche il loro primo giorno di lavoro, proprio perché già tra le mura del Sae possano muovere i primi passi verso quella che sarà la loro storia professionale fatta soprattutto di connessioni ed esperienze”.  

“Oggi – avverte – c’è una grande fame di nuove idee, sono i contenuti che una persona porta a fare davvero la differenza ed è fondamentale sapersi creare una propria rete di contatti che aiutino ad abbattere le barriere del mondo del lavoro”. 

(Adnkronos)