Lampertico: ‘Nuove evidenze e terapie per pazienti con epatite Delta’

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L’epatite Delta, provocata dal virus Hdv, è la forma più aggressiva di epatite cronica, con elevati tassi di progressione in cirrosi, scompenso epatico e epatocarcinoma anche in soggetti giovani. Per anni, da quando il virus Hdv è stato scoperto dal ricercatore italiano Mario Rizzetto nel 1977, non è esistita una terapia ad hoc per questa patologia, fino al 2020, quando è stato reso disponibile il primo farmaco specifico ed efficace contro l’epatite Delta. Di questo straordinario passo avanti sul fronte terapeutico si è parlato al primo ‘Delta Cure International Meeting’, il primo congresso internazionale sulla cura dell’infezione da Hdv, organizzato da Pietro Lampertico, ordinario di gastroenterologia all’Università degli studi di Milano e direttore dell’Unità di gastroenterologia e epatologia del Policlinico di Milano. 

“In Europa, nel 2020 – afferma l’esperto – è stato approvato per la prima volta un farmaco anti-epatite Delta. Dopo 45 anni dalla sua scoperta, ora il virus dell’Hdv può essere combattuto con bulevirtide, un entry inhibitor che blocca l’entrata del virus Delta all’interno delle cellule epatiche. Gli studi di pratica clinica condotti sul farmaco, tutti europei – insieme allo studio registrativo che abbiamo presentato al Congresso europeo a giugno di quest’anno – dimostrano l’efficacia e la sicurezza di questa terapia, in monoterapia con la dose 2 mg, anche in pazienti con cirrosi epatica avanzata e con ipertensione portale significativa. Per la prima volta è possibile bloccare la replicazione virale del virus Delta senza l’utilizzo di interferone e quindi anche i pazienti con malattia avanzata”. 

L’epatite Delta si caratterizza per essere una co-infezione: Hdv è infatti un virus difettivo che per replicarsi e diffondersi ha bisogno di un altro virus, in questo caso di quello dell’epatite B. Dunque chi è affetto da epatite Delta ha anche epatite B, come evidenzia il direttore dell’Unità di Gastroenterologia e Epatologia del Policlinico di Milano. “Nel mondo si ritiene che circa il 5% dei pazienti con epatite B – spiega Lampertico – abbiano contratto anche il virus dell’epatite Delta, per un totale di 10-20 milioni di persone con co-infezione da epatite B e Delta. In Italia si stima che circa 10mila soggetti abbiano contratto il virus dell’Hdv oltre a quello dell’epatite B”. 

Il primo Delta Cure International Meeting è anche l’occasione per far conoscere l’importante apporto dei ricercatori e degli istituti di ricerca italiani nel studio di questa grave patologia, come spiega Lampertico: “Il primo ‘Delta Cure International Meeting’ è stato organizzato in Italia perché proprio nel nostro Paese, 45 anni fa, il professor Mario Rizzetto scoprì il virus dell’epatite Delta. Per questa sua scoperta straordinaria, il ricercatore verrà insignito di un premio durante il congresso. Anche la scelta di Milano è tutt’altro che casuale: il capoluogo lombardo è infatti uno dei centri italiani che più ha partecipato allo studio della patologia, attraverso numerosi studi che descrivono la storia naturale, la terapia e la prognosi dei pazienti colpiti da questa forma aggressiva di epatite cronica. Inoltre – ha proseguito – recentemente Milano è stata tra i centri italiani che ha contribuito maggiormente agli studi sui nuovi farmaci formulati appositamente per i pazienti affetti da epatite Delta”. 

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