‘Lo so anch’io’, parte da Napoli campagna informativa su immunoncologia

(Adnkronos) – Migliorare le conoscenze della popolazione sull’immunoncologia e sui progressi della ricerca. E’ l’obiettivo della campagna “Lo so anch’io”, che prevede eventi in piazza con la distribuzione di materiale informativo e l’attivazione di un portale dedicato. La prima tappa della campagna si tiene a Napoli ed è stata presentata questa mattina in conferenza stampa al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo, alla presenza di Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, Ferdinando De Vita, direttore del Dipartimento di medicina di precisione e professore di Oncologia medica all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, e Cosimo Paga, executive country medical director Bristol Meyers Squibb Italia. Hanno partecipato anche Monica Forchetta, presidente dell’Associazione pazienti Italia melanoma (Apaim) e Claudia Santangelo, presidente di “Vivere senza stomaco (si può)”, che hanno così rappresentato il punto di vista dei pazienti.  

L’immunoncologia, strategia terapeutica basata sull’impiego dell’immunoterapia come possibile rimedio al cancro, nell’ultimo decennio ha rappresentato una rivoluzione nella sfida contro il cancro, cambiando la storia naturale di molti tumori in fase avanzata, a partire dal melanoma. L’immunoncologia ha raggiunto importanti successi anche nel cancro del polmone e del rene, fino ai recenti risultati nel mesotelioma e nei carcinomi gastrointestinali. Gli ultimi dieci anni hanno profondamente cambiato la sfida contro il cancro, ma il livello di consapevolezza sull’immunoncologia è ancora scarso. Da qui la promozione di incontri con la popolazione, a partire da quello di Napoli a piazza Cavour dove i cittadini troveranno postazioni per raccogliere informazioni sull’immunologia, materiale informativo e contatti con associazioni di pazienti che sostengono la campagna. Quello di Napoli è il primo di tre eventi nei quali si svolgerà la campagna: la prossima settimana “Lo so anch’io” farà tappa a Milano e poi a Roma. 

Le associazioni di pazienti oncologici che partecipano alla campagna “Lo so anch’io” sono Apaim, Vivere senza stomaco (si può), Fiagop (Federazione italiana associazioni genitori e guariti oncoematologia pediatrica), Tutor (Associazione Tumori toracici rari), Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) e Walce (Women against lung cancer in Europe). “Grazie all’utilizzo di anticorpi monoclonali, il sistema immunitario può essere stimolato a reagire con maggior forza contro i tumori”, spiega il professor Ascierto dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli.  

“L’immunoncologia ha come bersaglio le cellule che costituiscono il nostro sistema immunitario e si affianca a trattamenti rivolti direttamente contro le cellule tumorali: chirurgia, chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia e terapie mirate. La strada è stata aperta dal melanoma, il candidato ideale per l’immunoterapia. Prima dell’arrivo di questo approccio innovativo – ricorda Ascierto – la speranza di vita dei pazienti con melanoma metastatico era di circa 6 mesi e meno del 10% era vivo a 5 anni. Oggi la storia di questo tumore della pelle è cambiata. In particolare, grazie alla combinazione di due molecole immunoncologiche, nivolumab e ipilimumab, in prima linea nel melanoma metastatico quasi la metà dei pazienti (48%) è vivo a 7 anni e mezzo. La duplice immunoterapia evidenzia inoltre un significativo ‘effetto memoria’: la sua efficacia si mantiene a lungo termine, anche dopo la fine delle cure. L’immunoncologia è lo standard di cura del melanoma non solo in fase metastatica, ma anche nello stadio III e IV resecato, cioè in una fase in cui la malattia è stata completamente asportata. Trattare i pazienti in questo stadio aumenta la possibilità di evitare una recidiva e, quindi, potenzialmente guarire”.  

La stimolazione del sistema immunitario, sottolinea il professor De Vita dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, “è lo standard di cura anche in molte altre neoplasie, dai carcinomi del polmone e del rene, fino a quelli gastrointestinali e al mesotelioma pleurico. In particolare, l’immunoncologia ha costituito una vera evoluzione negli adenocarcinomi gastroesofagei (stomaco, giunzione gastro-esofagea e esofago), in fase avanzata o metastatica, dove, per oltre 10 anni, non ci sono stati progressi e i benefici della chemioterapia sono stati limitati. Oggi possiamo offrire ai pazienti un’opzione efficace in prima linea, costituita dall’immunoterapia con nivolumab in combinazione con la chemioterapia, che è in grado di migliorare in modo significativo sia la sopravvivenza globale che quella libera da progressione. A questi vantaggi si aggiunge il mantenimento di una buona qualità di vita. L’immunoterapia diventa un cardine anche nella cura del tumore del colon-retto, in pazienti con una caratteristica molecolare, il deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti. La duplice immunoterapia, in pazienti già trattati con chemioterapia, ha portato ad una sopravvivenza a 4 anni nel 70% dei casi”. 

Bristol Meyers Squibb è stata “pioniera nella scoperta dell’immunoncologia”, ricorda Cosimo Paga, executive country medical director dell’azienda farmaceutica in Italia. “L’immunoncologia – sottolinea – ha cambiato la storia naturale di diverse neoplasie e viene utilizzata non solo nelle forme più avanzate di malattia, ma anche negli stadi iniziali, quando il sistema immunitario è potenzialmente più reattivo al trattamento. La nostra ricerca è focalizzata nello sviluppo di nuove molecole immunoncologiche, come relatlimab, che interagiscono su target differenti del sistema immunitario, e di diverse combinazioni dell’immunoncologia con la chemioterapia e con le terapie mirate. Finora abbiamo ottenuto la rimborsabilità in Italia per 16 indicazioni tumorali in diverse fasi della malattia per i nostri farmaci immunoncologici. Il nostro obiettivo è estendere l’efficacia dell’immunoncologia al maggior numero di pazienti per migliorarne lper migliorarne la sopravvivenza. Investiamo molto in approcci innovativi che permettano di personalizzare al massimo la terapia, spaziando dalla diagnostica con strumenti come il ctDNA e i nuovi biomarcatori a nuovi approcci terapeutici come lo sviluppo di piattaforme che studiano l’omeostasi delle proteine, lo studio della radiofarmaceutica e di molecole radioteranostiche, lo studio di come e quando combinare i vaccini terapeutici con l’immunoterapia. Il futuro è l’immunoncologia di precisione, quindi la possibilità di predire la sensibilità all’immunoterapia. Ci stiamo spostando dal modello istologico, cioè dall’organo colpito dalla malattia, all’alterazione molecolare, in grado di predire la risposta dei pazienti al trattamento. Questo modello, definito agnostico, consente di ampliare il numero di pazienti che possono trarre vantaggio da uno specifico approccio terapeutico, indipendentemente dalla localizzazione del tumore”.   

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