Attacchi Houthi nel Mar Rosso, i rischi per l’economia globale

(Adnkronos) – E’ nello Stretto di Bab el-Mandeb, che congiunge il Mar Rosso, a sud, con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano, che i mercantili in transito sono diventati bersagli degli Houthi. E’ uno stretto d’acqua di poco più di 32 chilometri, tra Gibuti e lo Yemen, una ‘porta d’ingresso’ al Mar Rosso, e quindi, verso nord, al Canale di Suez, che oltre 150 anni fa rivoluzionò il commercio globale creando una scorciatoia tra gli Stati Uniti ed l’Europa, tra Medio Oriente ed Asia. Circa il 12% del commercio globale – compreso il 30% del traffico globale di container – passa attraverso il Mar Rosso, dove transitano miliardi di dollari di merci e forniture ogni anno, e dove ogni ritardo produce effetti significativi sugli scambi in tutto il mondo. 

Gli analisti si sono allarmati della facilità con cui il gruppo sostenuto dall’Iran è riuscito a boicottare la rotta commerciale più significativa del pianeta: nel 2014 gli Houthi sono diventati attore della guerra esplosa in Yemen, combattendo contro le forze del governo sostenute dall’Arabia Saudita, patria del sunnismo. Oggi sono secondo gli analisti, più vicini a livello militare all’Iran, con un’alleanza rafforzata dal 2015. Si sono così trasformati da gruppo di guerriglia locale a forza armata più sofisticata.  

Ora dalla loro base gli Houthi hanno preso di mira le navi nello stretto di Bab-el-Mandeb dirette verso il Canale di Suez. Se inizialmente venivano bersagliate solo le imbarcazioni dirette in Israele, le minacce sono cresciute nel momento in cui sono state colpite navi battenti bandiere di altri paesi e prive di alcun legame con Israele.  

In risposta agli attacchi, le navi della marina militare francese, britannica e americana hanno abbattuto alcuni loro droni e missili e ieri gli Stati Uniti hanno annunciato di aver messo insieme una coalizione di paesi d’accordo per svolgere pattugliamenti nella parte meridionale del Mar Rosso allo scopo di salvaguardare le navi dagli attacchi. Un annuncio che non è rimasto senza risposta: Mohammed al-Bukhaiti, membro della leadership Houthi, ha detto ad Al Jazeera che il suo gruppo affronterà ogni coalizione formata dagli Stati Uniti che dovesse essere dispiegata nel Mar Rosso. 

E oggi il portavoce del gruppo Muhammad Abdel Salam, ha rincarato la dose: “il fine delle operazioni navali” nel mar Rosso da parte del gruppo sciita degli Houthi (Ansar Allah) è “sostenere il popolo palestinese nell’affrontare l’aggressione e l’assedio di Gaza, e non fare una dimostrazione di forza o una sfida per nessuno”. “Chiunque cerchi di espandere il conflitto deve assumersi la responsabilità delle conseguenze delle sue azioni”, ha ammonito Abdel Salam, ritenendo che “la coalizione formata dagli Usa con lo scopo di proteggere Israele e militarizzare il mare senza alcuna giustificazione, non impedirà allo Yemen di continuare le sue legittime operazioni a sostegno di Gaza”.  

L’effetto più immediato degli attacchi alle navi è stato l’aumento dei costi assicurativi per i mercantili che viaggiano attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso. In genere, le navi devono avvisare i propri assicuratori quando percorrono aree ad alto rischio e quindi devono pagare un premio aggiuntivo. Questo premio di rischio pagato dalle compagnie di navigazione ammontava solo allo 0,07% del valore di una nave all’inizio di dicembre, ma negli ultimi giorni è salito a circa lo 0,5%-0,7%. (segue) 

Ieri un gruppo di importanti assicuratori marittimi ha anche ampliato l’area del Mar Rosso che considera ad alto rischio, il che significa che più navi dovranno pagare il premio. Di conseguenza, il costo della spedizione delle merci attraverso il Mar Rosso è aumentato di decine di migliaia di dollari a settimana. Per la maggior parte dei trader inoltre il rischio resta troppo grande. 

Nell’ultima settimana, importanti compagnie di navigazione, tra cui Maersk, Hapag Lloyd e MSC hanno deciso di non utilizzare più quella rotta: alcune navi vengono dirottate intorno al Capo di Buona Speranza, sulla punta meridionale dell’Africa, per un totale di due settimane di viaggio. Lunedì, la BP ha fermato tutte le spedizioni di petrolio e gas attraverso il Mar Rosso. 

I prezzi del petrolio e del gas naturale sono aumentati alla notizia che la BP stava sospendendo le spedizioni. Se gli attacchi alle navi continueranno e più compagnie petrolifere faranno la stessa scelta, è chiaro che i costi dell’energia aumenteranno ulteriormente. (segue) 

Nel frattempo, alle compagnie di navigazione resta una doppia scelta: affrontare il rischio di viaggiare attraverso il Mar Rosso ed accettare i costi assicurativi più alti che ne derivano, o dirottare le loro navi su altre rotte. Entrambe le opzioni comporteranno tariffe più elevate e ritardi nella consegna delle merci, i cui costi varieranno lungo l’intera catena di approvvigionamento. Per gli economisti si rischia un forte vento contrario per l’economia globale, che si sta ancora riprendendo dalla pandemia di Covid-19, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la significativa stretta monetaria, osservata in molti paesi. 

Con i banchieri centrali di tutto il mondo sul punto di dichiarare vittoria nella lotta contro l’inflazione, un aumento del petrolio e del gas, insieme all’interruzione della catena di approvvigionamento globale, potrebbe minacciare di ribaltare questi successi. 

 

(Adnkronos)