Draghi a New York stoppa ambiguità, ‘no esitazioni contro autocrazie’

(Adnkronos) – “Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare. Quando facciamo un impegno, dobbiamo onorarlo. Le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione. Dovremmo evitare l’ambiguità, per non pentirsene in seguito”. Lo dice con chiarezza il premier Mario Draghi, nel suo primo intervento a New York in quella che segna la sua trasferta più lunga nelle vesti da presidente del Consiglio. Domani il premier interverrà all’Assemblea delle Nazioni Unite, ma alla vigilia dell’Unga è arrivato in serata al Perrine di New York -in smoking, il dress code richiesto per l’occasione- per ricevere il ‘World Statesman Award’. 

A consegnargli il premio è un pezzo da novanta, l’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, mentre in sala arriva anche il messaggio di congratulazioni del Presidente statunitense Joe Biden, che gli riconosce di essere “stato una voce potente nel promuovere la tolleranza e la giustizia”, ringraziandolo per la sua leadership.  

Draghi apre il suo intervento rendendo omaggio a Shinzo Abe, l’ex primo ministro giapponese assassinato l’agosto scorso. Rimarca l'”importanza del dialogo”, “al centro” della sua “vita professionale come economista e come decisore politico”. E ricorda che “solo la cooperazione globale può aiutare a risolvere i problemi globali”. Eppure, riconosce Draghi, oggi il mondo si trova a fronteggiare una sfida enorme. “L’invasione russa dell’Ucraina rischia di inaugurare una nuova era di polarizzazione, che non vedevamo dalla fine della Guerra Fredda”. Per questo, “la domanda su come affrontiamo le autocrazie definirà la nostra capacità di plasmare il nostro futuro comune per molti anni a venire”. 

Per il premier “la soluzione sta in una combinazione di franchezza, coerenza e impegno. Dobbiamo essere chiari ed espliciti sui valori fondanti delle nostre società. Mi riferisco alla nostra fede nella democrazia e nello Stato di diritto, al nostro rispetto dei diritti umani, al nostro impegno per la solidarietà globale. Questi ideali dovrebbero guidare la nostra politica estera in modo chiaro e prevedibile”.  

Draghi rimarca il ‘peso’ delle scelte russe nella edizione dell’Unga al via domani. “Spero che ci sarà un futuro quando la Russia deciderà di tornare alle stesse norme sottoscritte nel 1945. Nonostante tutta l’oscurità dei tempi in cui viviamo, rimango ottimista riguardo al futuro”. E plaude ancora una volta all'”eroismo dell’Ucraina, del presidente Zelensky e del suo popolo”, “un potente promemoria di ciò che rappresentiamo, di ciò che stiamo per perdere”. E qui puntella le scelte fatte fin qui.  

“L’Unione Europea e il G7 – insieme ai nostri alleati – sono rimasti fermi e uniti a sostegno dell’Ucraina, nonostante i tentativi di Mosca di dividerci. La nostra ricerca collettiva per la pace continua, come dimostra l’accordo per sbloccare milioni di tonnellate di cereali dai porti sul Mar Nero”. Draghi ribadisce ancora una volta che “solo l’Ucraina può decidere quale pace sia accettabile, ma dobbiamo fare tutto il possibile per favorire un accordo quando finalmente sarà possibile”. E consegna un messaggio di speranza, nonostante le nubi fosche: costruire “nuovi ponti dove quelli vecchi sono crollati”. “Come mi è stato ricordato durante la mia recente visita a Yad Vashem – afferma tornando alla recente visita in Israele – l’indifferenza è il peggior nemico dell’umanità. Parlare apertamente non è solo un obbligo morale, è un dovere civico. A coloro che chiedono silenzio, sottomissione e obbedienza dobbiamo opporre il potere delle parole – e dei fatti. Oggi il mondo ha bisogno di coraggio, chiarezza, amore e speranza”.  

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