Green pass Italia, Crisanti: “No vax paghino tamponi ma non chiamiamoli evasori”

Ai fini del green pass, obbligatorio dal 15 ottobre per tutti i lavoratori, secondo il segretario della Cgil Maurizio Landini i tamponi non dovrebbero essere pagati dai lavoratori non vaccinati contro Covid che devono fare continui test, perché – sostiene – è come dire che una persona deve pagare per lavorare. “Pagare per lavorare? Perché, non si paga l’autobus per andare al lavoro?”, è il commento del virologo Andrea Crisanti, secondo cui non andrebbe vista così la questione, spiega all’Adnkronos Salute. Aggiungendo un appunto: “Però non chiamiamoli evasori vaccinali. Prima di tutto perché chi non fa il vaccino non lo è, semplicemente perché non c’è nessuna disposizione che li obbliga”, fa notare.  

“Io penso che sia una rappresentazione sbagliata che non tiene conto di tante persone che hanno semplicemente paura”, riflette il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, entrando nel dibattito aperto dalle dichiarazioni dell’immunologo Sergio Abrignani del Cts, secondo cui dare la possibilità di fare tamponi gratis a quelli che definisce evasori vaccinali è come dare un condono a un evasore fiscale. “Vanno tenute in considerazione le paure delle persone”, dice Crisanti, che possono nascere “anche grazie a una comunicazione fatta male. Penso che in Italia dovremmo tutti imparare a rispettare chi non è d’accordo. Anche se è un no vax. C’è sempre dietro un essere umano”.  

Per Crisanti, questo è “un argomento molto complesso. E penso che posizioni troppo estreme siano polarizzanti e divisive e creino un solco che non favorisce il dialogo – aggiunge – Io per prima cosa metterei in chiaro le cose: il Green pass serve per indurre le persone a vaccinarsi, non è una misura di sanità pubblica. E così va bene”. Detto questo, è giusto che le persone che non si vaccinano si paghino i tamponi perché “sono liberi, ma la loro libertà non deve essere un costo sociale”, puntualizza il virologo.  

E’ giusto imporre il Green pass per andare al lavoro? “A dire il vero in molti ambienti e in molte fabbriche usano le mascherine e non ci sarebbe bisogno del Green pass, perché le mascherine sono più sicure del Green pass, se usate correttamente. Quindi, dipende da situazione a situazione”, risponde l’esperto. “Se il Green pass è proposto come uno strumento per far vaccinare le persone va bene, ma non è uno strumento per creare ambienti sicuri – ribadisce Crisanti – Pure il fatto che sia stato esteso a 12 mesi lo dimostra, se è vero ciò che i dati di Israele ci dicono, e cioè che dopo 7 mesi non si è così protetti dall’infezione e dalla trasmissione. Quindi di che parliamo?”. 

Con il green pass obbligatorio, la terza dose di vaccino covid è inevitabile. E’ la strada che indica il professor Andrea Crisanti. “Una volta introdotto il Green pass la terza dose di vaccino anti-Covid diventa una conseguenza logica. Se infatti dopo un certo lasso di tempo con la doppia dose non sei più protetto, come emerge dai dati, le due cose dovrebbero andare di pari passo: se fai il Green pass devi fare pure la terza dose. Non ha senso fare uno senza l’altra”, dice all’Adnkronos Salute. Una scelta obbligata? “Penso che ormai il Governo si sia infilato in un vicolo cieco”. 

L’esperto, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, commenta i dati di Israele, che mostrano un calo dei casi gravi e dei contagi con la terza dose negli over 60. Serve dunque un richiamo per tutti, a giudicare da queste evidenze? “Mi piacerebbe vederli un po’ più consolidati questi dati di Israele – puntualizza Crisanti – Nel giro di massimo un mese li avremo, e saremo tutti più tranquilli sulla terza dose. Ma, in ogni caso, sta nella logica del Green pass”.  

 

(Adnkronos)